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Cronache dell’Übermensch

Cronache dell’Übermensch

Articolo a cura di Cristiano Ruzzi dell’Associazione culturale Zenit

Mi sveglio, faccio colazione e tutte quelle azioni successive al risveglio (andare in bagno, lavarsi, vestirsi ecc….). Accendo il computer, come tutte le mattine, apro i social network e cosa mi trovo? Notizie, una sovrapposte all’altra, riguardo all’intervento militare Russo in Siria, tutti giubilanti e di elogio al presidente Putin. Titoli come “Putin sputtana gli Usa”, “La Russia detiene il gioco in Medioriente”, “Le forze speciali russe sono arrivate, e non faranno prigionieri” e così via. Non starò a sottolineare l’importanza che può avere un intervento del genere da uno dei principali attori dello scenario politico mondiale ma, più che altro, dalle notizie a catena che negli ultimi giorni si soccorrono a favore di questa nuova tendenza “Russofona” nelle pagine facebook di controinformazione. Se, escludiamo le poche associazioni e persone nel panorama politico italiano che fin dall’inizio fecero una dichiarata scelta all’indomani del conflitto tra la Repubblica Siriana, Isis e guerra “non dichiarata” dell’Occidente, è sorprendente come questi cambi di fazione siano emersi a galla tutto ad un tratto. Per chi, magari, è appassionato di letteratura ciò potrebbe ricordare “1984” di George Orwell, in realtà la cosa in sé è ipocrita e visionaria. Primo, perché sostenuta da persone o enti che, magari, il giorno prima non sarebbero stati capaci di trovare la Siria sulle mappe geografiche e, secondo, visionaria perché ricorda certe celebrazioni da “arriva il settimo cavalleria” (non importa chi sia, l’importante e che arrivi e ci salvi): ciò è simile ad un certo tipo di partigianeria che i nostri parenti lontani hanno visto all’indomani dell’otto settembre del 1943 quando tutti, il giorno prima, indossavano la camicia nera e, il giorno dopo, la nascondevano andando in piazza ad applaudire i cosiddetti “liberatori”.

Chi scrive queste righe non è contro la Russia, anzi, ha sempre manifestato le proprie tendenze pro – russe, ma c’è una bella differenza dal sostenere le politiche estere di un Paese che si è ripreso dopo anni di pessima condotta politica e malaffare dai propri governanti e dal governo centrale, a ergere la Russia come “Terza Roma” e Putin “il Cesare dei nostri tempi”.

Ammetto anche che, in fatto di Geopolitica, posso avere delle lacune ma tutte queste personalità da “tastiera”, invece di prendere ad esempio degli Stati che, nonostante si possa avere delle opinioni diverse sulla loro connessione geografica con il nostro continente, sicuramente hanno radici culturali e storiche diverse dalle nostre, dovrebbero pensare alla propria terra, alla propria patria, alle loro radici. In una parola: l’Europa. Non intesa come un’unione economica sotto il dominio delle banche e dell’usura con a capo Bruxelles ma un’Europa come unità non solo economica, ma anche politica, tra i vari Stati in cui però le proprie identità culturali, la propria storia, le proprie differenze siano ben visibili e rispettose le une verso le altre.

Quella Europa è sempre stata lì, c’è l’hanno avuta per un breve periodo alcune generazioni che ci hanno preceduto, hanno lottato per essa nella fatidica “guerra contro l’oro” all’alba del secondo conflitto mondiale e, sfortunatamente, hanno perso la battaglia. Perché dico battaglia, e non guerra? Perché, sebbene, come disse il ministro della propaganda del Terzo Reich, Joseph Goebbels, era sorta la “cortina di ferro” la fiamma che aveva creato i valori, gli ideali di una intera gioventù non si era spenta ed era rimasta accesa per le generazioni a venire che, a loro volta, pagarono con il sangue le proprie idee portate avanti nelle strade, nelle città.

È giusto, quindi, guardare da una prospettica Platonica, non ad un mondo possibile come descritto dal filosofo greco nella “Repubblica” ma al mondo delle idee, che permette allo stesso mondo sensibile di esistere, per poterlo guardare e governare nel modo migliore . Per meglio dirla alla stregua di due gentiluomini vissuti, rispettivamente, nel novecento e nell’ottocento:

“Un’idea così chiara e decisiva, sarà probabilmente sostenuta con appassionato entusiasmo dai suoi simpatizzanti che guadagneranno sempre nuova forza, in quanto l’oscurità, la debolezza e la confusione delle contrastanti opinioni, determinano una confusione sempre maggiore. […] Sarà sempre più evidente che solo una soluzione radicale, che faccia dell’Europa una Nazione, potrà affrontare i problemi Europei, come dimostra il sempre più entusiasmo dei popoli, per una idea chiaramente definita.”

“Una volontà unica, formidabile, capace di perseguire uno scopo per migliaia di anni.”

 


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