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La Cina ottiene il MES, l’Europa davanti ad una sfida epocale

La Cina ottiene il MES, l’Europa davanti ad una sfida epocale

Articolo a cura di Johannes Balzano dell’Associazione culturale Zenit

Si riuniranno l’11 Dicembre del 2016 i paesi membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) per decidere se assegnare o meno alla Cina lo status di “market economy status”, ossia Paese a economia di mercato. Il lettore comune dei grandi quotidiani potrebbe interpretare tale notizia addirittura come una nota positiva. Finalmente la vecchia Cina un po’ comunista, un po’ turbocapitalista, entra a far parte di una organizzazione in cui vengono imposte direttive e regole.  Ed è proprio qui che c’è la falla. L’Organizzazione Mondiale del Commercio, ormai arma in mano ai grandi detentori di capitale che fanno pressioni incredibili sui governi nazionali, è il mezzo con cui la Cina può finalmente affondare il mercato europeo e togliere all’Ue il suo unico e prezioso primato: essere la prima economia al mondo.

Il “market economy status” prevede infatti per la Cina la capacità di aumentare le proprie esportazioni in Europa, non dovendo più incappare nei dazi e nelle barriere protettive innalzate dai paesi europei per non far crollare il proprio tessuto economico difronte la concorrenza sleale cinese. Dazi e tariffe venivano prontamente alzate perché la Cina era, ed è ancora, un paese non a economia di mercato. Tali mezzi di protezione hanno permesso a molte aziende sul suolo europeo a sopravvivere davanti ad un mostro economico pronto a sbranare ogni concorrente tramite il potente mezzo del Dumping, per cui il paese A esporta nel paese B un prodotto ad un prezzo inferiore del costo di produzione. Uno strumento quindi volto solo ed esclusivamente alla cancellazione della concorrenza sul mercato, un metodo sleale, ma che l’OMC sembra gradire, come Pechino stessa.

Inutile ricordare come le linee guida dell’OMC sono quelle di garantire il massimo del libero mercato possibile a livello mondiale. Gradualmente, i potentissimi interessi che gravitano nell’Organizzazione, hanno abbattuto tutti i vincoli protezionistici che gli Stati applicavano per difendere economie di nicchia o produzioni strategiche. Inutile anche ribadire come l’Europa è la prima vittima del neoliberismo selvaggio, chiusa nella morsa tra capitalismo americano e turbocapitalismo orientale, i due filoni ideologici che nella prassi politica sono pronti a dividersi le spoglie del Vecchio Continente.

Assegnare alla Cina il nuovo status di paese ad economia di mercato significherebbe dare alla Cina i mezzi per superare le barriere anti-dumping e aumentare le esportazioni in Europa ai danni della nostra economia. Quando parliamo di danni però, parliamo di danni non riparabili, una via senza uscita, il crollo totale del sistema economico europeo, o di quel poco che ne rimane. Le cifre che vengono dall’Economic Policy Institute di Washington sono allarmanti: la Cina potrebbe aumentare fino al 50% le esportazioni in Europa, causando una perdita di 228 miliardi di euro all’economia europea, pari al 2% del PIL e la perdita di 3.5 milioni di posti di lavoro.

L’Europa aprirebbe la sua economia ad un attacco su due fronti: nel giro di pochi mesi il 2016 potrebbe trasformarsi nella lapide per il nostro Continente, da una parte il mostro cinese pronto a spazzare via ogni concorrente sulla propria strada; dall’altra parte il TTIP, il trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti, che metterà sullo stesso piano l’economia europea e quella americana, abbattendo protezioni sia economiche, sia quelle rivolte a difendere uno standard di qualità che verrebbe meno con l’importazione di determinati prodotti dagli Stati Uniti. Se la guerra militare è stata persa da un pezzo anche quella economica non sembra andare ad un fine migliore. Gli studiosi avvertono che i primi Stati a risentirne saranno Germania, Francia e Italia, il fulcro dell’Europa.

E’ di fondamentale importanza ribadire quanto sia importante non riconoscere alla Cina lo status di paese a economia di mercato, o perlomeno ammettere la Cina in questo contesto ma cercando di riformare pesantemente l’OMC. In questa sede purtroppo si celano tutte le forze pronte a sradicare il potere economico dalle mani degli stati per concentrarlo nelle mani di industriali e grandi squali finanziari. Sarebbe un ulteriore passo verso l’Ancien Règime economico, verso un nuovo ordinamento basato sull’economicismo sfrenato, in cui la ricchezza verrà gestita solo ed esclusivamente dai grandi potentati economici. Il mondo sta cambiando velocemente, il bivio posto ai popoli europei è ormai ben visibile all’orizzonte: soccombere o reagire ora.


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