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Intervento di Zenit alla conferenza “Reconquista Europa” a Riesa

Intervento di Zenit alla conferenza “Reconquista Europa” a Riesa

In un epoca così complicata e difficile, quasi non facesse più parte di quella che gli storici chiamano “L’epoca contemporanea”, è stato doveroso, se non obbligatorio, partecipare come Comunità Militante alla conferenza, organizzata dalla Jugend Nationale Demokraten dal titolo “Reconquista Europa”, svoltasi a Reisa, Germania, a cui hanno partecipato buona parte delle organizzazioni nazionalistiche del nostro continente. Questo è il discorso che ha tenuto Johannes Balzano al congresso Europeo.

Prima di iniziare vorrei ringraziare i ragazzi della Jugend Nationale Demokraten per averci invitato a questo Congresso, i nostri rapporti diventano mese dopo mese sempre più stretti, al punto di condividere non solo l’idea, ma anche missioni e progetti concreti futuri. Un saluto caloroso a tutti gli altri gruppi, anche loro nella nostra stessa trincea e con molti dei quali abbiamo già collaborato.

Io sono Johannes Balzano e oggi ho il piacere di rappresentare il mio movimento Zenit. Siamo un gruppo nato a Roma dodici anni fa e che ora ha un gruppo studentesco (i Corsari Neri) e un gruppo a Bruxelles. La maschera antigas simboleggia e sintetizza il carattere del nostro agire politico. Partendo da una posizione di antitesi alle menzogne del mondo democratico sviluppiamo sia un lavoro di controinformazione del nostro giornale politico, che potete anche leggere in inglese da oggi e lo trovate al nostro stand, sia un azione politica che comprende manifestazioni di vario genere sul territorio nazionale e missioni in Europa per aiutare gli Europei in difficoltà e minacciati dalla sostituzione etnica.

Dopo essermi presentato, voglio sottolineare l’importanza di vederci tutti insieme in questo posto, provenienti da varie zone dell’Europa, per poter non solo scambiare le nostre opinioni sui temi che trattiamo, ma per far nascere un’area politica europea che mai prima di ora è esistita. Dalle bandiere nazionali prescinde la salvezza del nostro continente, bandiere che solo noi nei nostri paesi difendiamo e che saranno la nostra guida per il nostro futuro politico. L’Europa vive in questi anni una delle fasi più cruciali della sua lunga e gloriosa storia, visto che diversi fenomeni si abbattono su di essa senza trovare giusta risposta dai capi di stato dell’Unione Europea. Probabilmente nei prossimi decenni cambierà la faccia del nostro continente, in maniera tale da rendere ancora più evidente la propria subalternità alle altre potenze mondiali, rendendo inevitabile il declino di cui siamo vittime e di cui ne parliamo da anni, senza però trovare adeguata soluzione.

Da molti anni accusiamo che il fenomeno migratorio non è assolutamente un fenomeno normale, davanti alle falsità che i nostri politici e pseudo intellettuali vanno sbattendo ai quattro venti, ma un fenomeno imposto da chi governa il nostro continente e che governa il mondo: un manipolo di privati apolidi intenti a trasformare gli stati in aziende da sfruttare. L’uomo non è fatto per gli spostamenti. In antichità gruppi di uomini si spostavano in cerca di climi più miti o di terre da coltivare davanti all’abbondanza che la natura donava all’umanità ogni giorno. Si creavano spesso guerra ma poi si erigevano delle frontiere, non intese come barbari meccanismi di esclusione, ma intese come mezzi per tutelare vari aspetti della vita dei differenti gruppi etnici, che possono essere funzionali ma mai identici. L’uomo quindi si muove per necessità, non per preferenze personali, ma per semplice necessità.

Oggi queste necessità creano milioni di persone in fuga da guerre, altre in fuga da paesi sottosviluppati, in cui fame e malattie sono all’ordine del giorno. Grazie all’operato di finanza mondiale e delle ONG vengono facilitati ad accedere nei nostri paesi creando una invasione e non solo una semplice migrazione. Milioni di persone si apprestano a rimpiazzare noi europei: saranno i nuovi schiavi che lavoreranno nelle miniere del carbone e dell’acciaio, i nuovi lavapiatti, i nuovi impiegati in fabbrica, il nuovo quarto stato che si ingrandirà sempre di più. Oltre a questo il conflitto culturale sarà inevitabile perché al posto dell’integrazione verrà creato il comunitarismo, in cui ci si riconosce, come giusto che sia, solo tra i propri simili, e che è la causa dei maggiori conflitti etnici avvenuti nel mondo. La nostra politica assiste senza reagire e la sinistra europea ha fiutato il business economico dei centri di accoglienza, oltre a nutrire odio profondo per il proprio popolo. E’ chiaro che dietro a questo fenomeno ci sono degli interessi ingenti. Due sono importantissimi. Il primo è quello di mettere le mani su due continenti: quello europeo e quello africano, per il secondo in termini di sfruttamento delle risorse, nel nome del colonialismo che non è mai finito e che dagli stati è passato alle grandi corporations Secondo quello di rendere l’Europa sterile e neutrale, creando a tavolino una sostituzione etnica con varie etnie conflittuali con noi e tra di loro, il fine sarà quello di scatenare una guerra sociale ed etnica che renderà paralizzato il nostro Continente.

Questo fine è ben visibile dalle politiche che l’Unione Europea e i nostri Stati applicano in materia. Ovunque sorgono centri di accoglienza strapagati con le casse pubbliche, ovunque lo stato sociale viene meno per i cittadini degli stati, ovunque la nostra cultura viene sminuita da sinistre, destre di governo e centri di interesse lobbistici.

In gioco c’è la crisi del nostro spirito nazionale e i nuovi miti della globalizzazione fanno naufragare l’unico appiglio per restare uniti, identificarsi in una comunità che avanza come una foresta. La famiglia, l’istruzione, gli inni e le bandiere nazionali sono sotto minaccia del caos che vuole governarci e trasformarci in individui sconnessi. Chi ancora ritiene di dover difendere i propri connazionali in difficoltà viene colpito dalla repressione e questo 2015 ha visto molti nostri camerati colpiti da questa. Non c’è più spazio per un’idea di nazione e di popolo, ma solo di conflittualità e di individualismo.
Il declino culturale del nostro continente coincide con l’aumento dell’esasperazione economica e del consumo. Dobbiamo riportare al centro della società quei valori che noi nutriamo e che seguiamo con dedizione: il lavoro, la famiglia, la nazione, la tradizione che ha segnato le generazioni passate, quelle generazioni che per difendere la propria storia e la propria terra sono scese in guerra perdendo la vita. Il bivio difronte a noi è ancora più ampio di quelli passati: tra pochi decenni potremmo non esistere più come nazioni che compongono un popolo, la patria europea non esisterà mai, ma saremo un intreccio di etnie, dedite al conflitto e schiavi di poche corporations che ci renderanno schiavi.

Il futuro del nostro continente è quindi davanti ad una scelta importante e tra tante difficoltà ci devono essere aggregazioni di persone pronte ad un progetto politico comune in grado di resistere al nulla che avanza. Oggi dobbiamo ricominciare a dialogare e a gettare le basi per una comune azione politica in cui i principi da noi difesi devono essere i punti centrali: le nazioni come punto di ripartenza per combattere la globalizzazione, la nostra storia come ancora verso la dissoluzione delle nostre società, le nostre identità nazionali come insieme di peculiarità per far ripartire il continente.

Abbiamo dimostrato il nostro valore negli anni, resistendo a campagne diffamatorie, violente ed infami verso il nostro operato. Veniamo attaccati da tutti gli schieramenti, disprezzati da ogni giornale, demonizzati da ogni opinionista. Siamo temuti perché forti e invidiati perché corretti e onesti. La nostra azione è tutta rivolta al bene della nostra gente e della nostra nazione, senza egoismo alcuno, senza nessun fine personale. Tale valore ora è tempo di tramutarlo in un’azione politica da intraprendere nei nostri territori e poi nelle nostre nazioni. Siamo figli di un stesso fuoco che arde e siamo maturati tra mille intemperie. Molti dei nostri movimenti hanno già rappresentanti nazionali nelle sedi istituzionali, è segno che ci siamo ancora e che possiamo solo che crescere.

La nostra volontà è quella di metterci a disposizione di un comune progetto politico, di creare finalmente quella rete, che possa permetterci di essere un punto importante ma anche il sasso su cui ricostruire la fortezza Europea.

A nome di Zenit vi aspetto al nostro Congresso del 21 novembre, che non ritengo un congresso differente, ma un incontro che seguirà la scia di quello odierno. Grazie a tutti.

Speech by Zenit at the conference “Europe Reconquista” in Riesa

Before I begin today, I want to express my gratitude to the youth of the Jugend Nationale Demokraten for invitation to this Congress. Our relationships with them month after month has become increasingly close to the point to not only share ideas, but also concrete projects together and discuss future missions. A warm greetings to all the other groups, they too are in our own trenches, groups of which we have already worked with.

I am Johannes Balzano, and today I have the pleasure to represent Zenit. We are a political group born in Rome twelve years ago, which also has a student group (Corsari Neri) and a political group in Bruxelles. The anti-gas mask symbolizes and summarizes our community militancy. If we start from a position of opposition to the lies of the democratic world, we can develop work of counter-information from our political journal. You can read it in English and it can be found in our stand. We also aim to develop political action wherever possible, this includes organizing various events throughout the country and missions in Europe to help Europeans in difficulty, including those threatened by ethnic replacement.

After introducing myself, I want to emphasize the importance of seeing us all together in this place, coming from various parts of Europe, not only in order to exchange opinions on the issues we are dealing with, but to also support a political area that has never existed until now. The national flags ignore the salvation of our continent, but all of the flags representing our countries we will defend, these flags will be our guide for our political future. Europe in recent years, is at one of the most crucial stages of its long and glorious history, because different phenomenon is happening on our continent that is not being recognized or dealt with by the Heads of State of the European Union. Probably in the coming decades these events will change the face of Europe, in a way that will make it even more clear that there is a subordination to other world powers. It will make clearly the inevitable decline in which we are victims and how we can talk about it for years, but we did not find an adequate solution.

For many years, we accused the phenomenon of migration, which is not ordinary, in front of the falsehood that our politicians and pseudo- intellectuals are beating to the four winds; a phenomenon imposed by those who govern our continent and that rules the world; they are a handful of private stateless elites intent on transforming the states of our world into ‘companies’. Man is not made for travel. Man, in ancient times, moved their feet in search of warmer climes or land to cultivate before the abundance that nature gave to humanity every day. These conditions created war, but then borders were created, not intended as a barbarian’s mechanism to exclude, but as a thing to protect various aspects of life of different ethnic groups, which can be functional but never identical. Man then moves to necessity, but not for personal preference; he moves only for simple necessity. Today these needs are creating millions of people, who are escaping wars, escaping from other undeveloped countries, where hunger and disease are common. Thanks to the work of world finance and ONG, these people have an easy way to access our countries by creating an invasion and not just a simple migration; Millions of people are getting ready to replace us, Europeans. These immigrants will be the new slaves, who will work in the coal and steel mines, in the restaurants as new dishwashers, in the factories as new workers. A new forth State that will enlarge even more.

In addition to this motivation, the cultural conflict is inevitable because as replacement through ‘integration’ continues, global finance promotes ‘communitarianism’, in which we are forced to recognize only our fellow man, and ignore natural identity and ancestral culture. Communitarianism is the cause of most of the ethnic conflicts that have occurred in the world. Our government policy assists this without reacting, and the European Left has sensed the economic business of the accommodation centers, as well as deep hatred for their own people. It’s clear that behind this phenomenon there are considerable interests: Two of these interests are very important. First, to get their hands on two continents: Europe and Africa. Secondly, the exploitation of human resource in the name of colonialism that was never finished and instead the states have passed on to large corporations.

This project is visible from the policy that the European Union and our states are implicating on it. Everywhere they are creating accommodating centers, which are paid for with public money; the Welfare State does not exist for the citizens of the states, wherever our culture is diminished from Left, Right and Center of government and lobbies.

This is the crisis of our national spirit, but the new myths of globalization are giving us the only hope to stay united, to identify with a community that advances like a forest. Family, education, national flags and anthems are under threat from chaos that rules us and aims to turn us into a people disconnected. But our people still feel the need to defend their fellow citizens in the face of repression and in 2015 we have seen many of our comrades affected by this. There is no longer room for a concept of nation and people, but only of conflict and individualism.

The cultural decline of our continent coincides with the rise of the economic exasperation and consumption of the nation. We must return to the centre of society, we must return to the values that we feel and that we follow with dedication: work, family, nation, tradition, all that has marked the past generations, those generations who have defended their land and history, who fell losing their lives in war. The junction in front of us is even wider today than in the past: In a few decades, if we continue as we are, we will no longer exist as nations that make up a big nation, the European homeland will not exist, instead we will be a mixture of ethnic groups, dedicated to conflict and slaves of the few corporations that enslave us.

The future of our continent is therefore at a crossroads of an important decision. There are many difficulties; there must be groups of people ready to commit to a common political project, groups of people able to resist anything that moves. Today we must begin to start a dialogue and create the foundations for common political action, in which the principles defended by us must be the focal points: Nations as a starting point for combating globalization. Our history to encourage the dissolution of our current society. And finally, our identity as a national principle and driving force to restart the continent.

We have proved our worth over the years; we have resisted defamatory, violent and vile campaigns towards our work. We are attacked from all sides, despised by every newspaper, demonized by every commentator. We are strong because we are feared and envied, fair and honest. Our action is all directed to the good of our people and our nation, without any selfishness, without any personal purpose. This unique value of ours should now be used and turned into political action, to be taken into our territories and then into our nations. We are children of the same fire that burns and we have matured a thousand elements. The fact that many in our movement have national representatives in institutions, is a sign that we again can only grow.

Our intention is to create a common political project, to create a community of people; something which can afford to be an important project but also the stone on which to rebuild the European fortress.

In the name of Zenit, we welcome you to our Congress on the 21st of November, which I do not consider a different Congress, but a meeting that will follow the ideas of the current one. Thank you.

 


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