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11/09, quel Casus belli che ha sconvolto il mondo

11/09, quel Casus belli che ha sconvolto il mondo

Articolo a cura di Johannes Balzano dell’Associazione culturale Zenit

I dubbi sull’attentato dell’11/09 alle Torri Gemelle sono moltissimi e ognuno di noi interessati ha visto e rivisto i video dei complottisti, che scardinano la versione data dalla Casa Bianca. Dibattiti enormi si scatenano sul web e ognuno mette la sua: CIA, MOSSAD, Al Qaeda e chi più ne ha più ne metta. Tutte le tesi hanno un fondo di verità e in pochi sono rimasti a credere alla versione ufficiale data dal Pentagono. Ma su un punto possiamo concordare tutti: da quel giorno il mondo è cambiato, a Ground Zero la politica estera degli Stati Uniti, il comportamento e i progetti degli Stati alleati, gli operatori del mercato finanziario e le nuove potenze dei paesi in via di sviluppo, hanno percepito una svolta storica. Ground Zero vuol dire per gli scenari politici, geopolitici, economici e finanziari una Stunde Null, un cambiare registro in maniera netta, uno stravolgimento della storia.

Dal “niente sarà più come prima” scandito sui giornali mondiali all’indomani degli attentati, al “Saddam ha le armi chimiche” ribadito da Collin Powell senza uno straccio di prova e dichiarando così guerra all’Iraq, fino al “Missione Compiuta” di G.W. Bush sulla Lincoln per dichiarare chiusa la guerra al Baghdad, gli Stati Uniti hanno ribadito la propria schiacciante supremazia, cambiando il volto a Stati, alleanze e rapporti economici.

La destabilizzazione del Medio Oriente è stata la prima missione del Governo Repubblicano. Guerra aperta ad Afghanistan e Iraq, fronti che non si sono mai più chiusi, dove imperano la morte e la violenza etnica e dove le divisioni religiose sono sfociate in una violenza senza fine. Con un colpo Washington ha delegittimato tutti i suoi alleati, giocando sull’opinione pubblica per fare guerra a Kabul e facendosi beffe dell’ONU e del Diritto Internazionale per quanto riguarda la crociata contro Saddam. Una dimostrazione di forza e di potenza, sostenuta dalle grandi corporazioni che trovavano nei governi legittimi, soprattutto quello iracheno, un ostacolo al depredamento delle risorse di quei territori. Meglio il caos che la stabilità, perché nel caos regnano gli sciacalli, facilmente corruttibili.

Per trovare il sostegno della popolazione nella guerra a Saddam Hussein, G.W. Bush riformulò anche il nuovo sogno americano concordando con la Fed un abbassamento di 4 punti percentuali sui tassi dei mutui e facendo suo lo slogan: “Un americano una casa”. L’effetto domino fu devastante, ottenuta la rielezione al secondo mandato, prima di abdicare ai suoi otto anni di presidenza, con i democratici pronti a insediarsi alla Casa Bianca, la Fed rialza il tasso di sconto sui mutui e migliaia di famiglie non reggono il peso delle spese. I conti correnti si svuotano le banche vengono affossate e il fallimento della Lehman Brothers simboleggiò il crollo del “new american dream”. L’effetto della crisi americana si abbatté come un tornado sul resto del mondo, l’Europa ne fu vittima illustre ritrovandosi spezzata in due, divisa in economie forti ed economie deboli e incapace di sorreggere l’ennesimo shock asimmetrico.

Sempre l’Europa con l’11 Settembre chiuse definitivamente nel cassetto il tentativo di potersi affrancare militarmente, almeno in parte dagli States, e inaugurare una propria politica di difesa e di politica estera. L’imminente arrivo della moneta unica aveva spiazzato gli Stati Uniti che temevano la perdita del supremazia mondiale per il dollaro e la sostituzione con l’Euro per regolare il commercio internazionale. Ma ancora di più spiazzò la Gran Bretagna, con l’eterno dilemma se far parte di questa Europa o meno, che davanti all’unione monetaria decise di dare un’accelerazione al progetto di difesa comune in Europa. Il famosissimo incontrò a Saint-Malò con Chirac fu storico, l’Europa stava progettando un esercito dopo essersi dotata due anni prima di una forza di difesa rapida, ma a fermare il progetto furono le circostanze. Prima Albright, Segretario di Stato USA, definì l’atteggiamento europeo discriminatorio verso la NATO, poi l’11/09 diede un impulso così forte alla politica di dominio americana, che l’Europa, con pochi guizzi di orgoglio, seguì segnando il proprio coinvolgimento in quella che oggi è la Diaspora dei popoli colpiti dalle bombe americane.

Il crollo delle Twin Towers fu anche l’espediente politico per poter dichiarare guerra a tutto ciò che veniva etichettato come non democratico. Saddam, Gheddafi e Assad furono i nuovi nemici da combattere, una minaccia per il mondo, ma l’unico pericolo che rappresentavano, e che fortunatamente Assad in Siria rappresenta ancora, era per le tasche e il business dei Neocon, gli adepti politici delle Big Corportations.

In mezza giornata è cambiato il mondo. Sono cambiati i connotati del Diritto Internazionale, l’ONU ha perso in tutto e per tutto la sua credibilità politica, gli Stati Uniti hanno ribadito come in ogni parte del mondo devono essere gli interlocutori per eccellenza, pene l’embargo, la fame e le bombe. Inoltre la crisi economica e finanziaria ha chiare radici in quei due aerei che sono entrati nei due grattaceli più famosi di Manhattan, mentre Bruxelles ha scelto il basso profilo, dividendosi davanti al volere americano.

Nulla sarà come prima, perché i giganti flussi migratori, il Nord Africa che è una polveriera, il Medio Oriente distrutto, il petrolio che viene rubato dalle grandi aziende negli Stati dove non esistono più governi, l’ISIS che sconvolge il mondo arabo, sono tutti fenomeni che dipendono da i due aerei che hanno colpito le torri. 2.974 persone perirono l’11 Settembre, furono il Casus belli per sconvolgere il globo terrestre.


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