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Il grande nemico dell’Occidente

Il grande nemico dell’Occidente

Articolo a cura di Enrico Forzese dell’Associazione culturale Zenit

Mi è capitato recentemente di fare zapping fra diversi video su YouTube e mi sono imbattuto in un’interessantissima diatriba fra Salvini e un esponente della comunità islamica milanese. Il nocciolo dello show era incentrato su chi fosse sotto attacco: se l’islam o l’occidente. Matteo Salvini insisteva sul fatto che l’occidente fosse sotto attacco, nonostante nutra una sincera simpatia per il leader leghista mi è venuto spontaneo chiedermi a quale occidente alludesse e, soprattutto, quale fosse per noi contemporanei la nozione di occidente; oggi con occidente intendiamo, a ragione o torto, una vasta area di ideologia liberale dominata da regimi democratici o costituzionali caratterizzati dal libero scambio e dal laicismo sovrano con epicentro negli Stati Uniti d’America.

Il leader della comunità milanese, di contro, sosteneva che l’islam fosse sotto attacco da parte dell’occidente; con islam intendiamo l’unità dei paesi arabi e non che riconoscono nella figura di Maometto l’ultimo grande profeta inviato da Dio. Precisiamo subito che è opportuno tener separate le etnie e le religioni: non tutti gli arabi sono musulmani, molti turchi sono musulmani e la parola islam e arabo non sono sinonimi. Il leitmotiv della questione era sulla tendenza di diversi elementi islamici verso il terrorismo organizzato e questo fatto veniva usato dagli occidentalisti come riprova dell’aggressione islamica ai presunti valori occidentali.

E’ necessario partire da lontano nell’analisi critica della questione: l’occidente moderno è caratterizzato dalla presenza di grandi gruppi capitalisti che dominano tutti i settori produttivi della società contemporanea ed impongono a loro volontà e necessità i consumi e i bisogni superflui di una società decadente in cui domina un laicismo sovrano ed esasperato; di contro la religione islamica è presente in grandi Paesi post-coloniali dominati da regimi dispotici con materie prime e ricchezze in abbondanza, dove operano le grandi multinazionali di cui sopra ho scritto. L’occidente, oggi, è la civiltà del nulla: non esistono presunti valori comuni a far da collante ideologico, non esiste nessuna tensione metafisica e spirituale. L’unico collante reale è il mercato, l’unica coesione è il desiderio di moneta, il livellamento delle masse è in uno stadio avanzato in tutti i Paesi europei: un cittadino del Regno Unito ed uno tedesco avranno vedute simili sul modello di vita reputato giusto e sullo stile, sugli usi e sui costumi.

L’islam, invece, è un insieme poliedrico di realtà e di aspetti: numerose etnie e confessioni specifiche lo colorano ed un costume tradizionale lo mantiene in vita. L’islam, in quanto religione, non può esser responsabili di crimini commessi in suo nome da presunti sostenitori di Allah, a prescindere dal fatto che essi dicano più o meno esplicitamente di agire in suo nome. La propaganda statunitense ci ha bombardato per anni che il nemico da combattere fosse l’islam sciita, ovvero quello dominante in Iran e che ha un esponente di rilievo nella Siria di Assad, che questa confessione fosse oscurantista e terrorista.

Eppure, a ben vedere, fenomeni come l’Isis nascono proprio nel ramo opposto dell’islam: quello sunnita e, in particolare, la frangia wahabita che, fra i suoi esponenti di rilievo, vede i reali dell’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita, si sa, non è sinonimo di democrazia e diritti umani, la sua legge è la Sharia, ai rappresentanti delle etnie e delle religioni minoritarie non son consentiti esponenti di rilievo. Eppure gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali vi intrattengono ottimi rapporti politici e commerciali. L’Iran, ma anche la Siria, bollato per secoli come Paese oscurantista, garantisce una rappresentanza parlamentare alla minoranza cristiana. Una notevole differenza, no?

Ora, lo Stato Islamico nasce e si radica proprio nell’Iraq post-Saddam, altro grande dittatore laico abbattuto dall’occidente. L’Iraq è un Paese sunnita, ma che in quel periodo aveva goduto di un certo livello di laicità: la mancanza più grave di questo Stato nei confronti dell’usurocrazia mondiale è stato il voler vendere il petrolio in euro anziché in dollari. E, con buona pace dei diritti, della democrazia, della pace nel mondo e del “vogliamocibene”, gli Stati Uniti hanno invaso e distrutto la culla mesopotamica innescando quell’effetto a catena che ha portato buona parte dei musulmani a sentirsi sotto attacco. Chi pensa, però, che il processo costitutivo dello Stato Islamico sia casuale si sbaglia. E’ chiaramente causale, in quanto la presenza di un nemico da combattere garantisce agli Stati Uniti il loro ruolo di Stato egemone di una presunta comunità occidentale.

Dopo il crollo dell’Unione Sovietica serviva qualcuno da combattere allo zio Sam, sia per esportare i suoi capitali improduttivi, sia per esportare il proprio modello di vita e i suoi bisogni crescenti per sfogare la sovrapproduzione periodica delle decadenti industrie moderne. Detto-fatto: la soluzione è presto trovata. Destabilizzare l’area mediorientale era una necessità, che ha trovato la complicità di fanatici che non s’accorgono di combattere con coloro che dicono di distruggere. Oggi come allora, i carri armati che invadono e distruggono Berlino sono di produzione statunitense. Il grande nemico dell’occidente è se stesso, in quanto quest’Europa, unica realtà realmente occidentale, ha scordato e svenduto le proprie radici ed oggi cerca di imporre un modello economico e sociale non suo a chi le proprie radici non le ha scordate e le rivendica con orgoglio.

Divide et impera, come al solito, un film già visto che non ha più successo al botteghino.


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