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Roma Caput Mafia, l’ennesimo insulto all’Urbe.

Roma Caput Mafia, l’ennesimo insulto all’Urbe.

Articolo a cura di Johannes Balzano dell’Associazione culturale Zenit

Disprezzata, calpestata, ingiuriata dai profili più bassi che la politica romana abbia mai espresso. Derisa e umiliata da una banda di ladri di polli, pronta a ogni genere di truffa per mettere le mani sui miliardi destinati ad accoglienza e campi rom. Simbolo di corruzione e malavita politica, Roma è di nuovo messa in ginocchio dai falchi delle ultime amministrazioni, la corrente di Marino e la passata di Alemanno, neanche in grado di chiedere scusa, di vergognarsi o di dare delle dimissioni, che suggellerebbero una parentesi che tarda fin troppo a chiudersi.

Il secondo filone di mafia capitale ha portato ad arresti di lusso. Non più vecchi burocrati o impiegati messi a stipendio dalla delinquenza capitolina, ma ora politici conosciutissimi, eletti con un serbatoio di voti ingenti, ex assessori dalle tasche d’oro, rampolli di famiglie che hanno segnato la storia della politica romana e regionale. Non deve essere questo il luogo di un inno al giustizialismo, ma Roma non merita l’ennesima messa alla gogna, la più antica capitale del mondo, ora luogo delle rapine alle casse pubbliche nella maniera più abietta che l’Italia abbia mai conosciuto.
Un business senza fine su due fenomeni che da decenni interessano l’Italia: l’immigrazione, prima clandestina, ora “politica”, e la sistemazione dei cosiddetti nomadi nei campi rom, una auto-ghettizzazione che nasconde gli affari d’oro della popolazione Rom in Italia e che finalmente smaschera il buonismo delle forze centriste, si l’ala destra che l’ala sinistra, le quali hanno fiutato immensi profitti con il sistema delle cooperative.

Ora ci saranno le procure, le televisioni, lo sdegno popolare, il giustizialismo forsennato, le dichiarazioni di avvocati e centri di accoglienza a dominare la scena sbiadita della Capitale. Ci saranno le mani pulite di Forza Italia e Partito Democratico a girare le spalle a coloro che fino a qualche mese fa erano i migliori contenitori di voto per consolidare il proprio potere. Sottolineammo sulle nostre pagine, due anni fa, l’enorme affluenza dei Rom durante le primarie del Partito Democratico a Roma, quelle in cui vinse Marino, ma fummo tacciati di complottismo e razzismo. Eravamo i soliti intolleranti, quelli con la puzza sotto al naso, che non capivano che il mondo si stava integrando. Due anni dopo abbiamo avuto la ragione, che ovviamente è dei fessi. E’ dei fessi perché Roma ormai è diventata un centro di accoglienza a cielo aperto, chi ci arriva fugge e bivacca per le periferie romane, chi ci rimane è certo di un diritto d’asilo provocato dalle guerre di cui i nostri stessi governi sono complici. E’ dei fessi perché il Rom ha acquisito diritti speciali che prevedono un’immunità non scritta ai reati di evasione fiscale (si parla di cifre milionarie), un’indifferenza verso i reati di violenza famigliari, di noncuranza verso la mancata istruzione dei figli a scuola. E’ dei fessi perché tutta Roma, e il suo hinterland, decade rovinosamente su se stessa, mentre miliardi di fondi pubblici vengono detratti per creare un male che da una parte genera guadagni miliardari, dall’altra spinge l’immigrazione come affare, rendendo vane tutte le belle parole spese riguardo l’accoglienza.

Parole vuote, senza senso, politicamente pericolose. Il fenomeno degli sbarchi ormai ha raggiunto una portata immensa. Rende le condizioni sociali instabile, crea un incontro di culture conflittuali, non si inserisce nel fragile sistema lavorativo che in Italia stenta a decollare tra staticità e mancato dinamismo. Ha solo un fine ormai, il guadagno. L’inchiesta che si è abbattuta su Roma e dintorni può scoperchiare un vaso di pandora che per fin troppo tempo è stato nascosto. Quante cooperative ne guadagnano sul nostro territorio? Quanti politici o funzionari pubblici ne approfittano? Quanti privati mettono a disposizione strutture alberghiere o di ospitalità ottenendo immense ricompense?
Interrogativi a cui aspetta una risposta il paese intero, perché se Roma è corrotta è solo la base della montagna che investe tutta l’Italia. Impossibile pensare che solo nell’Urbe ci siano stati questi affari, un gruzzolo troppo facile da intascare, di cui se ne sono appropriati persone da seconda pagina, coperti dai protagonisti politici che battevano i pugni sul tavolo per opporsi all’immigrazione selvaggia.

Quartiere dopo quartiere Roma viene consegnata agli sgherri di questi omuncoli che corrompono a basso prezzo, che speculano sull’instabilità sociale, che lavorano sul malessere della popolazione. Consegnati ora ai magistrati hanno purtroppo già creato un sistema che si autoalimenta, che ha preso il via e che non può essere fermato da qualche arresto illustre. Oggi Roma ha bisogno più che mai dei suoi abitanti, di chi vive i quartieri, di chi lotta per l’equità sociale, non ha più bisogno dei politicanti incravattati, dei figli d’arte o del burocrate “risolvi favore”. Roma non può più accogliere immigrati e non più tollerare la delinquenza legalizzata dei campi Rom. Roma ha bisogno di rinascere dalle sue ceneri, troppo bella per essere la capitale del Terzo Mondo europeo.


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