Associazione Culturale Zenit – Filtra la verità!

Il bravo Italiano ed il cattivo Tedesco

Il bravo Italiano ed il cattivo Tedesco

Articolo a cura di Cristiano Ruzzi dell’Associazione culturale Zenit

All’alba sopraggiunta alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, l’Europa era un continente ridotto in macerie, stremato da sei anni di guerra, con gran parte delle città degli sconfitti ridotte in rovine.

Si formava così una ricostruzione sia civile, attraverso gli aiuti dati dalle potenze vincitrici, sia un nuovo assetto politico: ad ovest i Paesi sotto l’influenza Statunitense, che avrebbero dato vita alla NATO e, ad est, gli Stati sotto controllo Sovietico uniti attraverso il Patto di Varsavia.

Questo nuovo assetto geopolitico, seppur conforme alla decisione prese nel febbraio del 1945 a Yalta, stonava con la storia passata dei primi Stati Membri della NATO, in particolar modo dell’Italia: bisogna ricordare che fino al 1943 essa aveva combattuto a fianco dell’Asse, e soltanto il voto del Gran Consiglio del Fascismo del mese di luglio di quell’anno, con la destituzione del Duce, aveva permesso il voltafaccia di Badoglio dell’8 Settembre con il relativo cambio di schieramento a fianco degli Alleati.

Con la vittoria degli Anglo – Americani l’Italia, nonostante fosse diventata una Repubblica Costituzionale, era costretta ad affrontare i suoi scheletri nell’armadio: basti ricordare che dopo la guerra il governo Etiope, Jugoslavo e Greco chiesero che venissero consegnati i componenti del Regio Esercito accusati di aver compiuto crimini di guerra nei territori occupati. Lo stesso Badoglio era stato etichettato come un criminale di guerra avendo autorizzato l’uso dei gas nei confronti della popolazione e dell’esercito Etiope durante la Campagna d’Etiopia del 1935.

Si urgeva pertanto il bisogno di sbarazzarsi di un passato scomodo, di rivedere la figura dell’Italiano sotto una nuova luce: fu così che si cominciò a creare il mito degli “Italiani, brava gente” e del “Cattivo soldato tedesco”.

Questa caricatura è ben rappresentata dal film Tutti a casa (1960) con protagonista Alberto Sordi, dove è ben presente lo smarrimento e l’assenza di ordini ai soldati all’indomani dell’armistizio (celebre la frase «Signor colonnello! Sono il tenente Innocenzi. Accade una cosa incredibile: i tedeschi si sono alleati con gli americani!») ma che allo stesso tempo, nel corso del film, esalta le angherie dell’esercito tedesco, l’illusione di chi ancora, essendo rimasto fascista, crede nella vittoria finale fino ad arrivare ad una nuova prospettiva, con il protagonista che si unisce alla Lotta per la Liberazione.

Stesso discorso per i film di quel periodo come Achtung! Banditi! (1951) e Un giorno da leoni (1961) dove vengono esaltate le azioni di guerra della Resistenza contro l’occupante.

Nel corso degli anni sessanta – settanta si darà vita ad una serie cinematografica di film di guerra ambientati nella seconda guerra mondiale: basti pensare a film come I lunghi giorni delle aquile (1969) ambientato nella Battaglia d’Inghilterra, Quella sporca dozzina (1967), Il giorno più lungo (1962) od Il Grande Uno Rosso (1980) ambientati in Normandia e nel Teatro di guerra Europeo, oppure La Battaglia dei Giganti (1965) ambientata nelle Ardenne, ed ancora Tobruk (1966) ed I sette senza gloria (1969) ambientati nella Campagna di Africa, fino ad arrivare a film che ridicolizzano l’esercito tedesco come Sturmtruppen (1976) e Kakkientruppen (1977).

A questo punto bisogna notare una cosa: esclusi alcuni film come Divisione Folgore (1954) e La Battaglia di El Alamein (1969), dove vengono esaltate la condotta militare dell’esercito Italiano sullo sfondo delle storie personali dei protagonisti, in nessuno dei film di Guerra di quegli anni, soprattutto in quelli ambientati in Africa, sono presenti soldati Italiani o, laddove ci siano, sono delle semplici macchiette relegate a mere comparse sotto il controllo tedesco (nella realtà le cose andarono diversamente: gli Afrika Korps erano poche centinaia ed all’inizio delle loro prime manovre militari ci mancò poco che si perdettero nel deserto).

Le cose cominciarono a cambiare a partire dai primi anni 90: la caduta del Muro di Berlino, il crollo dell’Unione Sovietica, il trionfo del Liberismo ma, soprattutto, la paura che una Germania forte potesse far emergere i fantasmi totalitari del passato fece sicché emergesse la questione dei crimini di guerra dei Nazisti (premonizione che si era già avverata nel film Il Grande Uno Rosso quando i soldati, entrando in un campo di concentramento in Cecoslovacchia, trovano resti umani all’interno dei forni crematori) dando il via ad una serie di film incentrati sull’Olocausto: basti pensare a Schindler’s list (1993), La vita è bella (1997), Il pianista (2002) o The reader – A voce alta (2009) in cui il tema centrale è la sopravvivenza, o l’aiuto dato per cercare di limitare l’orrore in primo piano dovuto ai campi.

Questo filone cinematografico è tuttora presente anche se negli ultimi anni si è cercato anche di rivedere il mito del “Cattivo Soldato Tedesco” in particolar modo con l’uscita nel 2013 del Serial Televisivo “Generation War” in cui i protagonisti, facenti parte dell’esercito Tedesco, vedono gli orrori della guerra anche da parte di chi aveva combattuto “dalla parte giusta”.


Leave A Response