Associazione Culturale Zenit – Filtra la verità!

Ultimo discorso del Presidente Napolitano: “Quante incoerenze e dimenticanze”

Ultimo discorso del Presidente Napolitano: “Quante incoerenze e dimenticanze”

Articolo a cura di Andrea Rapisarda per l’Associazione culturale Zenit

Oggi abbiamo deciso di dedicare questo articolo all’ultimo discorso del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Finalmente, diremmo noi, si chiude un ciclo di tirannia che andava avanti – in modo pietoso e indemocratico –  da nove anni. Ho deciso di fare un confronto tra quest’ultima esternazione del Presidente e la reale situazione in cui versa l’Italia, in ambito di politica nazionale e internazionale. Perché la necessità di scrivere un pezzo simile? Facile, nel discorso di Re Giorgio non una parola coincide alla realtà italiana, quindi trovo ottima l’idea di confrontare l’Italia vista da Napolitano con uno specchio del Paese vissuto da noi “comuni mortali”, che certi disagi purtroppo li viviamo sulla nostra pelle.

Premettendo che il discorso presidenziale ha avuto un bassissimo seguito, possiamo constatare da questo dato che almeno diverse coscienze nazionali – o quanto meno la voglia (nelle persone) di non farsi più prendere in giro dalla politica – in Italia si sta risvegliando. Ma torniamo all’emblematica ultima dichiarazione a mezzi televisivi di Napolitano, che inizia ufficializzando alle telecamere le sue dimissioni (che avevo già trattato in un precedente articolo). Ci spiega che le motivazione di questa sua decisione, legate all’età avanzata, ne limitavano fortemente la presenza agli impegni istituzionali previsti dalla sua Carica. Ma ragazzi, il nostro “caro” Presidente era già anzianissimo nel 2006, dove aveva la veneranda età di ben 81 anni quando venne eletto. Ricordo molto bene che alla sua elezione (dove si giocava il posto con un altro “giovanissimo” Andreotti), vedendo la persona, feci  una riflessioni sul come ci saremmo ritrovati un Presidente della Repubblica scomparso prima di finire il proprio mandato istituzionale. Quindi già questa storia della salute cagionevole e dei mille impegni salta, visto e considerato che un ruolo istituzionale del genere non può essere affidato a una persona così avanti con l’età, soprattutto guardando alle numerose responsabilità che si dovrebbero racchiudere nel suo mandato.

Napolitano poi prosegue con una sorta di propositi che vorrebbe lasciare al suo successore (dai nomi che girano, saranno anche peggio di lui nello status di Presidente), ed è qui che parla della stabilità politica italiana. In questa parte del suo discorso si è immolato a paladino che ha risolto: i contrasti interni al Parlamento e il problema della mancanza di responsabilità nelle scelte governative e parlamentari. Insomma si è descritto come un eroe che si è immolato per il benessere della nostra nazione. Ma scusatemi tanto, ma non era lui che ha cospirato ai danni di Berlusconi durante il suo governo (democraticamente eletto)? Non era lui che ha messo al potere tre governi indemocratici non eletti da nessuno, che fanno solamente gli interessi di lobby, stati competitors e banche? E allora avendo compiuto tutte queste azioni, dando danno in primis ai cittadini e poi alle forze parlamentari, come pensava di poter trovare un’armonia diplomatica tra le forze politiche? Lui, che per favorire i preferiti di Bruxelles, lavorava a stretto contatto con la Magistratura Democratica, con l’obbiettivo d’affondare penalmente gli avversari politici che si opponevano alla Sinistra e la linea europeista, spesso campando in aria accuse su problemi che neanche erano concreti, come nel caso di qualche personaggio (vedere Berlusconi). Insomma un buco nell’acqua questa parte del discorso, che il cittadino ben informato può con una forte critica sbugiardare.

Prosegue parlando di altri propositi per il successore, dove lo invita a proseguire la via delle riforme istituzionale, le stesse che c’impone Bruxelles da quando siamo nell’Euro. Anche qui Napolitano le descrive come miracolosa, come passo che ha portato il Paese a risollevarsi da una situazione di perenne crisi economica (tirando in ballo anche la disoccupazione e la piaga dei licenziamenti). Ma anche qui la realtà quotidiana è ben diversa dalla favola del Presidente della Repubblica, visto che i problemi dell’Italia – soprattutto economici – non sono per nulla superati. Anzi la disoccupazione è a livelli record, migliaia di lavoratori ancora sono licenziati e tantissimi imprenditori giornalmente falliscono con le loro attività. E per quale motivo succede tutto ciò? Semplice, per seguire quei vincoli di bilancio, d’austerità, di rigore, imposti dalla BCE e dall’UE. Parametri che strozzano la nostra economia e qualunque desiderio d’aprire attività imprenditoriali, visto che intraprendere un simile percorso equivale a esporsi a continue tasse e controlli di uno Stato che non sa più dove cercare soldi, per mantenere i (dis)accordi presi con i poteri forti d’Europa. Tasse anche a cittadini che non riescono più ad arrivare alla fine del mese, e che in questo Natale non sono riusciti neanche a fare i regali ai propri figli per le tante spese statali avute.

Napolitano poi apre successivamente sul semestre italiano alla Presidenza del Consiglio UE, e quanto sia doloso il ritorno alle monete nazionali per abolire l’Euro. Decanta questa esperienza italiana come emblema della responsabilità per risolvere i problemi del nostro Paese, ma nella realtà dei fatti quella posizione c’è stata data solo come “tappa buchi”, in quanto le poltrone che contano le hanno prese altri Paesi (ad esempio i bilanci alla Finlandia). Se risolvere i problemi del Paese vuol dire assecondare e ubbidire alle politiche che c’impone l’Europa, allora non ci siamo proprio. Abbiamo perso un’occasione per ridiscutere anzitutto la nostra partecipazione nell’Euro, visto che la carta bianca che firmò Prodi ci sta letteralmente uccidendo. Tanto vale, se uno deve partecipare a questo sistema, ridiscutere gli accordi presi per riattivare la nostra economia e le nostre imprese, e frenare la speculazione bancaria che c’aleggia sopra. Si è persa l’occasione per parlare dei nostri Marò (su cui Napolitano non ha speso mezza parola), dove si poteva chiedere l’intervento delle forze europee per liberare i nostri soldati, e fare luce su un episodio che l’India sta inquinando da quando scoppiò il caso (nonostante le prove le verità sulla questione – e dell’innocenza dei nostri soldati – tirati fuori dal dossier di Tony Capuozzo).

Ci parla poi Napolitano di rinascita sotto l’unità nazionale. Bellissima cosa, anche io sono d’accordissimo che debba esistere un’Italia unita da Palermo alla Valle d’Aosta, ma materialmente questo non c’è. Anzitutto cosa si è fatto per ridurre il grosso gap economico tra il “nord” e il “sud” Italia? Quali iniziative sono state prese per riavvicinare gl’investitori al nostro Paese, e soprattutto poi nell’area del Meridione che ne ha più bisogno? Quale tutela abbiamo dato ai futuri investitori esteri sul Meridione, riguardo i fenomeni di Mafia, Camorra e altre malavite locali, che bloccano i tanto desiderati investimenti? Quali azioni sono state fatte contro queste realtà malavitose, sempre più imponenti e presenti sui nostri territori nazionali? Assolutamente nulla, solo tanto salotto televisivo mentre sull’Italia imperversano inchieste malavitose, che hanno colpito comuni e regioni sparse ovunque per lo Stivale.

Quasi a voler prendere per stupidi gli italiani, Napolitano parla anche del fenomeno criminalità in Italia. Parla di come le forze criminali siano una piaga sociale, ormai entrati in ogni struttura del nostro Paese, co in primis il mondo legato alla realtà politica. Ma viene da ridere quando Napolitano, per fare politica e restare incorruttibili al fenomeno malavitoso, c i consiglia un percorso – quasi spirituale – per riacquisire i valori morali intangibili. Detto da uno che è stato tirato in ballo da Totò Riina sulla questione “Stato-Mafia”, e ha deposto sulla vicenda, fa molto riflettere sulla propria incoerenza, e parlando così o definisce stolti noi che lo ascoltiamo, oppure magari l’età gli fa scordare le faccende in cui è immischiato.

Parla poi degli italiani esemplari, cadendo però in quel buonismo di stampa sinistra. Giusto ricordare la Gianotti (Presidente del Centro europeo per la Ricerca Nucleare a Ginevra), oppure l’astronauta Samantha Cristoforetti. Ma ditemi cosa c’entrano il medico d’Emergency con l’Ebola (che venendo in Italia ha rischiato di portare l’epidemia, qualora non fosse funzionato qualcosa nelle procedure di trasporto allo Spallanzani) o la dottoressa Serena Petriucciolo, che ha fatto partorire un’immigrata clandestina (visto che l’Italia per gli immigrati oramai è una terra dove partorire in previsione di Ius Soli, visto che darebbe cittadinanza italiana facile ai loro figli). Gli italiani esemplari sono l’uomo comune che riesce a sopravvivere a uno Stato “sanguisuga”. E’ il padre di famiglia, che nonostante la miriade di tasse e il doppio lavoro, riesce a far tenere al proprio nucleo familiare un tenore di vita modesto senza fargli mancare nulla; è la donna che lotta giornalmente sul posto di lavoro contro le discriminazioni sessiste; è l’imprenditore, che nonostante investa in questo Paese da buon italiano, assume ancora operai nostrani, facendo passare alle loro famiglie un felice Natale. Altro che i soliti ipocriti buonisti!

Poi Napolitano prosegue parlando d’immigrazione, o meglio cultura del “non chiuderci”. Anche in questo passo si tocca l’apoteosi del buonismo, dove la tematica del soccorso la fa vedere come una missione culturale che devono portare avanti l’Italia e l’Europa. Peccato che nei fatti chi ospita, riceve ed è complice dell’immigrazione clandestina, resta proprio l’Italia, visto che dall’Europa non si è vista una minima mano sulla questione. Da Mare Nostrum non è cambiato nulla, solo la sigla diventata Triton, che ancora vede solamente l’Italia protagonista. Noi sperperiamo soldi pubblici per queste persone (e su cui ci lucrano le cooperative che li gestiscono, come ci dimostra il caso di Mafia Capitale) e veniamo sottomessi da questa invasione – che sta facendo morire le nostre tradizioni – senza che l’Europa alzi un dito per aiutarci. Poi per carità, anche noi peggioriamo le cose non mettendo controlli alle frontiere, facendo così entrare chiunque nel nostro Paese (soprattutto con il rischio del terrorismo islamico alle porte, che perfino Napolitano ha citato). Ma la stessa UE, che ci definisce “corridoio d’Europa”, ci chiude prontamente anche le frontiere quando c’è da mandare i clandestini in un altro paese europeo, come puntualmente avviene ai varchi austriaci e francesi, respingendo gran parte degl’immigrati che sono poi costretti a tornare in Italia. Una politica dell’immigrazione che fa acqua ovunque, e che l’Europa non rispetta in nessun impegno preso, con l’obbiettivo di creare destabilizzazioni sociali (come le violenze che giornalmente vediamo) e lo sradicamento delle tradizioni, che andranno a favorire il prendere piededi forze sovranazionali che ci governeranno (lobby, multinazionali, poteri finanziari e paesi in competizione economica).

Napolitano conclude parlando di sviluppo e innovazione dell’Italia. Ma con quale criterio? Come pensiamo anche solo d’immaginare la famosa “ricostruzione post-bellica”, se qui ai nostri giovani  qualunque idea che propongono –  in favore dell’innovazione –  viene prontamente bocciata, o se le nostre banche rifiutano di finanziare qualsiasi progetto start up? Allora non ci meravigliamo se i nostri giovani ragazzi, volenterosi e con il cervello, delocalizzano le loro idee all’estero, magari insediandosi tra la Florida e l’Asia per proporre innovazioni al mercato online, e dopo profumati finanziamenti esteri cominciano pochi mesi dopo a fatturare milioni d’euro. Soldi, che se avesse dato un forte finanziamento l’Italia, ci sarebbero tornati in tasse, invece di andare a rafforzare le tasche di qualche altra nazione competitiva, più furba e lungimirante di noi sugli investimenti economici.

Napolitano quindi avrebbe dovuto farsi un giro per le strade italiane, se non romane, per vedere la realtà precaria dei cittadini, e capire come i “suoi credo” abbiano solo che danneggiato la nostra nazione. Uscire da quelle quattro mura del Quirinale, per vedere i problemi del Paese di cui è principale rappresentante, e capire che il suo discorso di Capodanno fa acqua in qualunque parola. Capire nelle sue parole, neanche la motivazione delle dimissioni è veritiera. Insomma, con un minimo di dignità, avrebbe dovuto chiedere scusa al proprio popolo italiano per i grandi disagi che ha creato, dimostrandosi il peggior Presidente della Repubblica di sempre (ha superato anche Scalfaro). Scuse che purtroppo mai arriveranno!


Leave A Response