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Washington fa il prezzo e l’Italia vende. La follia economica del neoliberalismo italiano

Washington fa il prezzo e l’Italia vende. La follia economica del neoliberalismo italiano

Articolo a cura di Johannes Balzano dell’Associazione culturale Zenit

Il consenso e la fiducia verso le Istituzioni della Repubblica Italiana sono al minimo storico, e  i sondaggi commissionati dal Partito Democratico e dalle sue stampelle in Parlamento, non possono nascondere una realtà visibile a chiunque si interessa, anche solo marginalmente, della vita politica. Da ogni lato le amministrazioni fanno acqua e il Governo centrale si paralizza nei corridoi di Palazzo Madama, “singhiozzando” manovre a breve termine che sono definite correttive, ma che possiamo a tutti gli effetti considerare di emergenza e probabilmente disastrose per il lungo periodo. La criminalità organizzata inoltre si espande sui banchi di consigli comunali e regionali, confondendosi tra uomini di partito e imprenditori, controllando sempre più la microcriminalità, che attinge dal serbatoio dei giovani dal futuro oscuro e dei nuovi schiavi importati con Mare Nostrum.

Il quadro inquietante però, ancora una volta, lo fornisce l’economia italiana, settore in cui capiamo che ci siamo ridotti ad essere l’ultima delle colonie americane dell’Occidente. Il servilismo degli addetti all’economia e degli ultimi tre Premier, si è talmente accentuato, rispetto ai governi precedenti, che le loro decisioni non solo sono inutili, ma anzi, sono del tutto dannose e pericolose per la nostra imprenditoria, sempre più vittima della psicosi generale dettata dall’obbedienza a Washington. Spinta da queste premesse il Governo italiano sanziona la Russia di Putin, colpendo indirettamente i moltissimi imprenditori italiani che mai come ora hanno bisogno di uno Stato, che li possa proteggere da una parte dalla concorrenza sleale dell’Estremo Oriente e dei Paesi Europei di delocalizzazione, e che dall’altra trovi per loro vie preferenziali di commercio e produzione, affinché possano non solo giovare alle proprie tasche ma alla congiuntura economica del Paese intero. Invece no! Il nostro buon Renzi, ultimo erede di una trilogia di Presidenti del Consiglio dallo stesso indirizzo ideologico disastroso, applica alla lettera i dettami del neoliberalismo selvaggio, comandato da Washington, esteso a macchia d’olio su tutto il Continente, e che in Italia trova un’applicazione disarmante. Le imprese godono solo degli aspetti negativi del libero mercato e pagano le cambiali che le casse pubbliche devono alla BCE, alla Commissione Europea e al Fondo Monetario Internazionale. I sbocchi di commercio vengono chiusi, favorendo invece in Italia gli investimenti di capitali stranieri asiatici, i quali trovano aziende allo sbaraglio economico ma con un bagaglio di manodopera eccezionale, parliamo naturalmente della qualità, non della quantità (quella a Pechino non manca, mentre invece la prima scarseggia).  Con lo Stato lontano e complice, medie e grandi imprese cedono, mentre i colossi storici (vedi la FIAT), dopo aver goduto per anni dei soldi dei contribuenti, preparano le valigie e abbandonano l’Italia, navigando per altri lidi.

Se quindi il Governo abbandona tutto e su ordine degli speculatori svende il proprio patrimonio, perché seppur soggetti privati, l’imprenditoria di uno Stato resta sempre e comunque un patrimonio per la Nazione intera, c’è anche dove il Governo si prende tutto, alternando quini neoliberalismo a stelle e strisce,  con vere e proprie pianificazioni di recupero crediti, calpestando la dignità economica del singolo e delle famiglie. Tasse su tasse si abbattono sui  nuclei famigliari, per i quali si riducono le agevolazioni a causa della folle calcolazione ISEE che colpisce anche i piccoli risparmi d’infanzia accumulati a mo’ di formica dai giovani italiani. Aprire una piccola attività o continuare a pieno regime un’attività già avviata diventa impossibile, o nei migliori di casi più che problematico. Ultime stime, condivise dall’Ansa, dalla Repubblica e da altri giornali nazionali, indicano che fino al 01 Ottobre 2014 si è lavorato per pagare solo ed esclusivamente le tasse imposte dallo Stato Italiano. Quindi a conti fatti nove mesi vengono regalati, poiché il sistema fiscale nostro non prevede particolari assicurazioni ma solo tassazioni a fondo perduti, esclusivamente allo Stato.

La catastrofe delineata all’orizzonte assume poi particolare amarezza se osserviamo la cornice intorno a Matteo Renzi. Buonismo e falsi proclami a non finire, avallati dalla stampa amica e complice, non scoperchiati a sufficienza dalla stampa di opposizione che in fin dei conti recita solo il proprio ruolo nei contrappesi politici e di opinione previsti dal sistema democratico. La reazione fisiologica, che dovrebbe esserci a una tale condizione, è stata sapientemente deviata dai Sindacati, ufficialmente diventati corsie preferenziali di eutanasia per ogni rivendicazioni dei lavoratori, e da quel soggetto misterioso che è il Movimento 5 Stelle, il quale alterna slanci ammirabili a follie incredibili come l’abolizione dell’immigrazione clandestina. Le Province, organi di importante amministrazione locale, sono state blindate con nomine decise dai partiti e quindi inaccessibili per qualunque forza civica territoriale.

Non è più tempo ormai di sperare in un’opposizione a tale modo di governare l’Italia, perché come dicevamo prima, le opposizioni si limitano a svolgere un ruolo ben preciso nel sistema democratico: dare la parvenza di essere una possibile alternativa. Il dissenso vero invece, va rifondato e lanciato contro la classe politica italiana nella sua totalità. Bisogna mettere al centro delle proprie battaglie la Sovranità, o anzi, le Sovranità, visto che  non possediamo né quella economica e né quella territoriale, per non parlare di quella monetaria. O si scava in fondo, o le conseguenze che stiamo patendo oggi le patiremo sempre più nel futuro, saranno irreversibili, fino a raggiungere una portata storica, tale da eliminare nei libri di storia il nostro Paese.


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