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Il profetismo di Orwell in 1984

Il profetismo di Orwell in 1984

Articolo a cura di Cristiano Ruzzi dell’Associazione culturale Zenit

“Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato” Slogan del Socing, il partito al governo in Oceania.

“Se votare facesse qualche differenza non ce lo farebbero fare” Mark Twain.

1984 è sicuramente uno dei maggiori capolavori sia della letteratura internazionale che di George Orwell. Il titolo è l’inversione degli ultimi due numeri della data ossia 1948 (anno in cui Orwell scrisse il libro) ed appartiene al genere letterario della distopia (ossia un luogo del tutto spiacevole ed indesiderabile). Chiunque abbia letto il libro può interpretarlo da vari punti di vista: c’è chi ci ha visto un paragone al totalitarismo sovietico durante il periodo Staliniano, chi ci ha veduto un forte romanzo d’opposizione a qualunque teoria totalitaria (Orwell durante la guerra civile combatté in Spagna nelle file anarchiche salvo poi assistere allo scontro tra esse, i reparti trotzkisti e quelli staliniani del partito comunista spagnolo) e chi ci ha visto semplicemente un romanzo di fantascienza. Ma, se si analizza attentamente i vari paragrafi che compongono il libro, si può notare un chiaro profetismo di Orwell riguardo alla società di oggi, del mondo attuale. Tale profetismo passa per i seguenti elementi.

IL GRANDE FRATELLO

“Sembrava che non ci fosse colore nelle cose, se si eccettuavano i manifesti incollati per ogni dove. Il volto dai baffi neri guardava fisso per ogni dove. Il volto dai baffi neri guardava fisso da ogni cantone. Ve ne era uno proprio sulla facciata della casa di fronte. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta”.

“Prese dalla tasca una moneta da venticinque centesimi. Anche qui, in caratteri chiari e netti, erano incisi gli stessi slogan. Sul rovescio, la testa del Grande Fratello, i cui occhi anche qui parevano seguirvi. E lo stesso valeva per i francobolli, le copertine dei libri, gli stendardi, i manifesti, i pacchetti di sigarette”.

Il Grande Fratello è il principale antagonista del libro, onnipresente in tutto perfino nella vita privata dei cittadini. Nella vita attuale esso, a dispetto del romanzo, ha varie facce: può essere le principali corporazioni che detengono la vita economica del mondo occidentale, le industrie che ci forniscono oggigiorno dei principali beni di consumo a dispetto però della nostra vita privata (nei principali palmari telefonici ci sono tecnologie che permettono di sapere momento per momento la posizione di una persona, e la maggior parte dei social network sono abilitati a mantenere una copia delle nostre informazioni personali), le lobby, sia politiche che economiche e i governi delle potenze mondiali. Tutto questo può essere riassunto in poche parole: il re del mondo.

LE CLASSI SOCIALI

“Per un attimo, nel vedere l’uniforme nera di un membro del Partito interno che si avvicinava, un mormorio percorse le file di quanti si affaccendavano attorno alle sedie”.

“Era una figura minuscola, fragile, la magrezza del corpo appena accentuata dalla tuta azzurra che costituiva l’uniforme del partito”.

“Il lavoro pesante, la cura della casa e dei bambini, le futili beghe coi vicini, il cinema, il calcio, la birra e soprattutto le scommesse, limitavano il loro orizzonte. Tenerli sotto controllo non era difficile […] Perfino quando in mezzo a loro serpeggiava il malcontento (il che, talvolta, pure accadeva), questo scontento non aveva sbocchi perché, privi com’erano di una visione generale dei fatti, finivano per convogliarlo su rivendicazioni assolutamente secondarie. Non riuscivano mai ad avere consapevolezza dei problemi più grandi”.

Le gerarchie sociali nel libro sono suddivisi in due classi distinte: i membri del partito e i prolet. I primi, che sono suddivisi in funzionari esterni, con la tuta azzurra, e funzionari interni, in uniforme nera, vivono nella città nuova, costituita da palazzi nuovi e residenziali mentre invece i secondi vivono nella città vecchia di Londra. I funzionari interni possono essere paragonati ai principali membri della vita politica ed economica delle principali potenze, i quali detengono più di 2/3 della ricchezza mondiale. I funzionari esterni invece sono i cittadini attivi ossia coloro che partecipano attivamente alla vita sociale ed economica del paese. Diverso discorso invece per i prolet: essi possono essere considerati da due punti di vista uno morale e l’altro di estrazione sociale. Il punto di vista morale e che i prolet rappresentano i cittadini che, tramite i mezzi di comunicazione, di svago ed intrattenimento, vengono fortemente manipolati per impedire così di aspirare ad una vita sociale, politica ed economica, migliore. L’estrazione sociale vede invece i prolet essere rappresentati da coloro che non fanno parte dei due gruppi di cui ho scritto sopra: i cittadini passivi, gli emarginati, gli sfruttati, i poveri che, nonostante siano più dell’80 % della popolazione mondiale, detengono una ricchezza minima.

I DUE MINUTI DELL’ODIO

“L’odio era cominciato […] un’estasi orrenda, indotta da un misto di paura e di sordo rancore, un desiderio di uccidere, di torturare, di spaccare facce a martellate, sembrava attraversare come una corrente elettrica tutte le persone lì raccolte, trasformando il singolo individuo, anche contro la sua volontà, in un folle urlante, il volto alterato da smorfie”.

I due minuti dell’odio vengono descritti, nel romanzo, come dei minuti in cui la propaganda del Socing mostra la sua totale efficacia. In questi due minuti gli spettatori, protagonista compreso, danno sfogo ad emozioni alterne tramite le immagini e i suoni che vengono proiettati sullo schermo davanti a loro, che vanno dagli oppositori di Oceania al Grande Fratello. Questi minuti sono proiettati nella vita reale dalla politica estera che ogni giorno ci viene raccontata tramite le varie fonti d’informazione (principalmente radio e televisione), in cui le notizie negative o di derivazione catastrofica vengono alternate a notizie positive e di ottimismo che provocano vari stati d’animo nell’ascoltatore (in maggioranza, come nel libro, tali notizie sono di natura politica e militare).

GOLDSTEIN

“Come al solito, era apparso sullo schermo il volto di Emmanuel Goldstein, il Nemico del Popolo […] stava rivolgendo il solito attacco velenoso alle dottrine del Partito, un attacco così eccessivo e iniquo che non avrebbe tratto in inganno neanche un bambino e purtuttavia plausibile quanto bastava a trasmettere l’allarmante sensazione che potesse far presa su persone sufficientemente credule e ingenue”.

Goldstein, nel libro, è l’oppositore del Grande Fratello colui che, essendo il traditore per antonomasia, viene usato principalmente come capro espiatorio di tutti gli attacchi (sabotaggi, spie, traditori) che colpiscono Londra. Sebbene per tale figura Orwell abbia preso ispirazione da Trotsky, principale oppositore di Stalin, Goldstein può essere rappresentato da coloro che, nel mondo di oggi, si oppongono in particolar modo alle politiche del mondo occidentale (possono essere partiti, movimenti, gruppi di persone o leader politici) ed i quali vengono ridicolizzati, distrutti, messi alla gogna o fatti passare per criminali dai principali mezzi di stampa del sistema.

LA GIOVENTU’

“Al giorno d’oggi quasi tutti i bambini erano orribili. La cosa peggiore era che organismi come le Spie li trasformavano sistematicamente in tanti piccoli selvaggi ingovernabili, eppure tutto ciò non aveva mai l’effetto di renderli indocili alla disciplina del Partito. Al contrario, adoravano il Partito e tutto quello che lo riguardava […] la loro ferocia era tutta incanalata verso l’esterno”.

Nel libro i bambini, fin da piccoli, vengono indottrinati per “amare” il Partito e difenderlo dalle minacce esterne tant’è vero che, ad un certo punto del libro, il protagonista si trova in cella con il suo vicino reo di essere stato accusato dai suoi figli di essere una spia. Come nel libro, la gioventù odierna viene indottrinata ma in maniera totalmente opposta: essa subisce, tramite le cosiddette armi di “distrazione” di massa, una sorta di lavaggio del cervello attraverso le ultime mode, le novità tecnologiche e l’indottrinamento culturale (che ti fa credere che questo sia il migliore dei mondi possibili). Tutto ciò non li rende feroci ma svuotati delle loro potenzialità e facilmente manovrabili dal sistema. Si tratta comunque, in entrambi i casi, di una gioventù bruciata.

IL LAVORO

“Sapeva soltanto approssimativamente quello che accadeva nel labirinto invisibile al quale portavano i tubi pneumatici […] giorno dopo giorno, anzi quasi minuto dopo minuto, il passato veniva aggiornato. In tal modo si poteva dimostrare, prove documentarie alla mano, che ogni previsione fatta dal Partito era stata giusta; nello stesso tempo, non si permetteva che restasse traccia di notizie o opinioni in contrasto con le esigenze del momento. La storia era un palinsesto che poteva essere raschiato e riscritto tutte le volte che si voleva”.

Il protagonista, che lavora al Ministero della verità, svolge il compito di “correttore” ossia di correggere testi, documenti, libri, notizie e quant’altro appartenente al passato e, pertanto, la storia stessa, in modo tale da rendere tale documentazione riscontrabile e veritiera alle versioni ufficiali date dal partito. Tale lavoro viene svolto egregiamente oggigiorno dalla cultura imposta dalle potenze mondiali sulle potenze minori: in tale contesto la storia passata, come nel libro, viene riscritta per far sì che sia consona alla versione ufficiale e, per supportare tale versione, vengono avvalorate tesi, opinioni, scritti che vengono diffusi tramite vari mezzi di comunicazione (la televisione, il cinema, le riviste, i libri ecc …).

LA NEOLINGUA

“Tu credi, immagino, che il nostro compito principale consista nell’inventare nuove parole. Neanche per idea! Noi le parole le distruggiamo, a dozzine, a centinaia. Giorno per giorno, stiamo riducendo il linguaggio all’osso. […] Non capisci che lo scopo principale a cui tende la neolingua è quella di restringere al massimo la sfera d’azione del pensiero? A ogni nuovo anno, una diminuzione nel numero delle parole e una contrazione ulteriore della coscienza”.

In 1984 esistono due lingue in Oceania: L’archeolingua ossia l’inglese tradizionale, e la neolingua la quale consiste nell’attribuire più significati e varianti ad una sola parola rendendo così tutto il resto delle parole che gira attorno ad essa obsolete e svuotate della loro utilità. Se si analizza la neolingua si può intravedere, oltre il linguaggio, un certo profetismo di Orwell in quella che sarà la globalizzazione: ovvero lo sradicamento della cultura, della tradizione, delle identità dei singoli paesi in favore di un appiattimento sociale ed economico uniforme ed universale.

LA RIVELAZIONE

“Il nemico contingente incarnava sempre il male assoluto; ne conseguiva che qualsiasi intesa con lui era impossibile, tanto nel passato che nel futuro […] la cosa terribile era che poteva essere tutto vero […] e se tutti quanti accettavano la menzogna imposta dal Partito, se tutti i documenti raccontavano la stessa favola, ecco che la menzogna diventava un fatto storico, quindi vera. […] lo chiamavano “controllo della realtà”. La parola in neolingua era: “bipensiero”.

Ad un certo punto del libro il protagonista, tramite i ricordi frammentari di quando era piccolo e un’analisi attenta riesce a comprendere come, attraverso la distorsione del fatti del passato e la diffusione del dottrina del partito, il bipensiero, ossia l’atto di creare un pensiero, di distruggerlo e di ricostruirlo fino a che non si ottiene un’infinita serie di vittorie sulla propria memoria, il Socing possa non solo influenzare le persone dall’esterno ma anche all’interno della propria mente. Sebbene il protagonista usi i ricordi per arrivare a ciò, nella vita di tutti i giorni si può arrivare alla medesima conclusione anche tramite strade diverse: mediante un pensiero, un’analisi lucida e logica, lo studio. Tale concetto ha vari nomi: verità, conoscenza, una diversa prospettiva, l’altra faccia della realtà, una diversa visione della vita o, semplicemente, una rivelazione.

IL LIBRO

“Lo scopo fondamentale della guerra moderna […] è quello di consumare ciò che producono le macchine senza che ne risulti innalzato il tenore di vita. […] Scopo essenziale della guerra è la distruzione, non necessariamente di vite umane, ma di quanto viene prodotto dal lavoro degli uomini. La guerra è un modo per mandare in frantumi, scaraventare nella stratosfera, affondare negli abissi marini, materiali che altrimenti potrebbero essere usati per rendere le masse troppo agiate e, a lungo andare, troppo intelligenti. […] Fino a quando le guerre potevano essere vinte o perdute, nessuna classe dirigente poteva ritenersi totalmente irresponsabile degli avvenimenti. Quando, però, diventa letteralmente continua, la guerra cessa anche di essere pericolosa. […] Al giorno d’oggi nessuno combatte veramente contro un altro. Oggi i gruppi dirigenti fanno innanzitutto guerra ai proprio sottoposti, e il fine della guerra non è quello di conseguire o impedire conquiste territoriali, ma di mantenere intatta la struttura della società. La stessa parola “guerra” è pertanto divenuta fuorviante.”

Ad un certo punto del romanzo al protagonista, tramite un membro del Partito interno, gli viene consegnato il libro, altresì non è che Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein. Tale libro, sebbene siano descritti solo due capitoli, può essere riassunto fondamentalmente tramite il capitolo 3, La guerra è forza ossia:

1)    Nessuno degli Stati di 1984 (Oceania, Eurasia, Estasia) possono conquistarsi l’uno sull’altro definitivamente.

2)    I tre Stati, seppur in guerra, hanno un governo e un tipo di società simili tra di loro.

3)    Nonostante le regioni contese nel libro contengano materiali preziosi e grosse quantità di forza lavoro esse non di vitale importanza in quanto, con l’avvento delle economie autosufficienti, l’accesso alle materie prime non è più una questione di vita o di morte.

4)    Pertanto lo scopo della guerra moderna non è l’annientamento del nemico ma distruggere materie che invece, potrebbero essere usate per innalzare il tenore di vita. Le scienze, una volta usate a scopo civile, vengono utilizzate per creare armi che probabilmente non usciranno mai dalla fase progettuale. Inoltre, nel caso dell’Oceania, la guerra perenne viene usata per manipolare le persone affinché esse siano in linea con lo stato di guerra.

Uno tale stato, nel mondo di oggi, esiste ma non è uno stato di guerra volto all’abbruttimento della capacità di pensiero o all’abbassamento del tenore di vita (sebbene esistano Stati moderni e Stati inferiormente arretrati): la guerra perenne che si fanno gli Stati nella vita reale mira a cercare di offuscare i problemi della società in cui si vive incanalando le proprie frustrazioni, le proprie paure verso il nemico di turno (ieri era il comunismo sovietico, oggi l’integralismo islamico). In aggiunta, la guerra e tutto ciò che ne consegue è parte integrante dell’economia delle principali potenze (cinque degli Stati che partecipano al G8, Stati Uniti, Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna, sono tra i primi Stati a commerciare in armi).

I TRE STADI

“Vuoi che ti dica perché ti abbiamo portato qui? Per curarti! Per fati riacquistare la ragione! […] A noi non interessano minimamente quei crimini stupidi che hai commesso. Al Partito i fatti manifesti non interessano. L’unica cosa che ci sta a cuore è il pensiero. Noi non ci limitiamo a distruggere i nostri nemici, noi li cambiamo. […] La prima cosa che devi capire è che qui non c’è posto per i martiri. […] Con noi tutte e confessioni sono autentiche. Noi le rendiamo tali. Soprattutto, noi non consentiamo che i morti risorgano per farci la guerra. […] Noi ti schiacceremo in maniera irreversibile. Ti accadranno cose dalle quali, campassi mille anni, non ti riprenderai mai più. Non sarai più capace di nutrire sentimenti normali, di sentire dentro di te amore, amicizia, gioia di vivere, allegria, curiosità, coraggio, onestà. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a svuotarti, poi ti riempiremo di noi.”

Colto in pieno reato, il protagonista viene arrestato e portato all’interno del Ministero dell’Amore nel quale, tramite la tortura, viene sottoposto a tre stadi: apprendimento (capire che la realtà è solo una, quella del Partito), comprensione (annullamento dei propri sentimenti) tramite la stanza 101, che rappresenta le paure di ogni persona, ed accettazione (amore per il Grande Fratello). Oggigiorno non sarebbe possibile torturare fisicamente un privato cittadino, sebbene esistano casi celati all’attenzione pubblica (si veda Guantanamo e i Laogai cinesi), tuttavia anche nel mondo odierno fasi simili ai tre stadi esistono e sono:

1)    L’accusa, lo smascheramento e l’arresto: non c’è tortura, né alcun danno fisico. Semplicemente si viene derubati della propria intimità e la tua vita sociale, lavorativa, e tutto ciò inerenti al proprio caso viene sbattuto in prima pagina con ciò che ne consegue.

2)    Il processo: si viene processati per reati ed anche qui, come nel primo passaggio, si viene dato in pasto al grande pubblico portando il proprio Io a livelli di stress che, nella quotidianità, non sarebbero tollerabili.

3)    La redenzione o la condanna: a questo punto o ti spezzi e, pertanto, ammetti la propria confessione per poi scoprire che tutto ciò che avevi costruito e che avevi messo in piedi è stato distrutto (i tuoi rapporti con le altre persone, con i tuoi colleghi di lavoro, ciò che essi pensavano di te, ecc…), oppure si rimane integri aspettando la condanna e, pertanto, il proprio destino finale.

CONCLUSIONE

Il profetismo di Orwell pertanto non è indirizzato verso l’accusa ad una certa ideologia politica o ad un mondo distopico. È un profetismo indirizzato ad un mondo più oscuro: quello attuale. Un mondo dove pensi di vivere, di sognare, di respirare, di avere un tuo pensiero, ma poi scopri che in realtà tutto ciò è appiattito, reso nullo, e nel caso non lo fosse devi star attento a come muovere i tuoi passi o verrai distrutto individualmente. Benvenuti nel mondo libero. Benvenuti nel villaggio Orwelliano Globale.


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