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Matteo Renzi il salvatore

Matteo Renzi il salvatore

Articolo a cura di Jacopo Trionfera dell’Associazione culturale Zenit

Come mediterranei, eredi di Plauto e De Filippo, amiamo la messa in scena che sappia sollecitare il nostro interesse provocando, di tanto in tanto, un riso di alleggerimento per le nostre pesanti vite. Siamo anche però uomini del nostro tempo, ammaliati dalla società dello spettacolo e dallo strapotere dell’immagine, non esteticamente intesa come evocante un sublime Bello ma come surrogato e sostituto di un reale e sostanziale contenuto. Quando ci interessiamo alla cosa pubblica, più che guardare le realizzazioni pratiche di questo o quel personaggio politico, nei confronti del quale siamo temporaneamente attratti alla stregua della rapidità con cui leggiamo un suo “tweet”, ci soffermiamo su sue caratteristiche effimere, come l’oratoria, lo stile nel presentarsi o la sua vita privata. Dimentichiamo, tuttavia, di verificare quanto gli atti successivi alla sua elezione siano stati conformi alle promesse che ci aveva fatto quando virtualmente ci abbracciava da un cartellone con un sorriso da idiota.

Possiamo ben comprendere, in tempi di magra di proposte e contenuti politici, l’abbaglio avuto da molti per l’attuale Presidente del Consiglio italiano , Matteo Renzi. Partiamo intanto dalla psicologia di massa dell’italiano medio, che in questo periodo percepisce il proprio paese come fortemente debole e carente di autorevolezza in Europa, di fronte alle istituzioni comunitarie e rispetto ad altri paesi – magari economicamente più forti come la Germania – che hanno imboccato o stanno imboccando prima di noi la strada della ripresa. Renzi, in questo senso, rappresenta un motivo di vanto, vuoi perché votato all’Europarlamento con il 40 % dei voti – risultato senza eguali in nessun altro paese dell’Eurozona – vuoi perché, inserito nello schieramento del Partito Socialista Europeo, che ha ottenuto anch’esso una larga maggioranza nell’ultima tornata elettorale comunitaria. Le frase più inflazionata è stata: “Finalmente uno che in Europa ci fa rispettare, ora ci ascolta anche la Merkel”. Peccato che di Eurobond, ovvero una reale mutualizzazione dei debiti sovrani fra paesi che si proclamano solidali nei confronti dell’Euro ma non dei popoli che il denaro devono spenderlo, non se ne parli o se ne parli poco e che il non conteggio delle spese per infrastrutture nel calcolo del deficit per l’Italia l’ex sindaco di Firenze ancora non sia riuscito ad ottenerlo.

Ma Renzi rappresenta soprattutto, per teste a volte troppo pesanti per conservare attitudine al movimento, il superamento di un’impasse, ovvero della lentezza nell’approvazione delle leggi, derivata storicamente all’Italia dal continuo rimbalzo dei testi delle stesse tra Camera e Senato. Attraverso una riforma costituzionale, infatti, Matteo Renzi intende rafforzare la capacità del potere esecutivo rispetto al legislativo, attraverso un Senato che non darà più la fiducia al governo e che non sarà più elettivo ma composto da sindaci e consiglieri regionali e che potrà proporre dei suggerimenti di modifica di leggi che la Camera potrà approvare o rifiutare nel giro di 20 giorni. Quello di cui non si parla, però, in questa mistica esaltazione della velocità, condita qua e là da toni vagamente un po’ autoritari del premier  (“o le riforme o cade il governo”), è del fatto che 800 leggi, approvate dalle Camere durante i governi Monti, Letta e Renzi stesso, non siano ancora entrate in vigore per mancanza di adeguati regolamenti attuativi.

Quindi Matteo Renzi rappresenterebbe finalmente, dopo anni di berlusconismo e anti-berlusconismo, di maggioranze risicate e di facili perdite di consensi, il governo forte in grado di cambiare il paese, di agire concretamente, senza dare retta alla noiosa e ripetitiva Cgil o alla Confindustria. Anche qui, però, attenzione a non tralasciare il passaggio tra discorso e realizzazione dei propositi. Se è vero che Renzi ha tassato le rendite finanziarie, tagliato gli stipendi di molti super manager della pubblica amministrazione, aumentato di 80 € la busta paga dei redditi medio-bassi,  sostenuto la causa della responsabilità di civile dei magistrati e la lotta alle correnti all’interno della magistratura stessa, cosa ne è dell’Italia a livello economico?

Chiediamo all’Europa di essere magnanima sulla valutazione dei nostri parametri economici, ma non ci sono segnali sensibili che facciano intravedere una possibilità di ripresa dal punto di vista produttivo, occupazionale, degli investimenti, dei consumi, della natalità. Con un’inflazione che sfiora la deflazione, un meccanismo che inevitabilmente porta l’individuo, per via dell’abbassamento continuo dei prezzo, a rinviare a tempo indeterminato le proprie spese per consumi e per investimenti.

Ma non perdiamoci d’animo, ogni cosa a suo tempo! Ora ci meritiamo le vacanze e l’agognato riposo. Peccato che per buona parte della classe media più di dieci giorni di ferie non sarà possibile concedersi, meglio risparmiare gli 80 Euro per il pagamento della Tasi. Le signore italiane invece sfogliano “Gente”, sognando una visita agli Uffizi con la moglie di Renzi e il cane di Berlusconi.


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