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Pensare ad una via Europea, tra le astrazioni metafisiche dei “non allineati” e la vera realtà dei fatti

Pensare ad una via Europea, tra le astrazioni metafisiche dei “non allineati” e la vera realtà dei fatti

Articolo a cura di Johannes Balzano dell’Associazione Culturale Zenit

E’ forse giunto il momento, dopo anni di conflitti, guerre civili pilotate e non, tragedie umanitarie e partigianerie da bar dello sport, di aprire un dibattito all’interno di un’area politica, che fino a pochi anni fa, non si divideva in questo modo fazioso, giustificando le proprie posizioni con salti logici poco argomentati e piuttosto semplificati. Non deve essere questo il luogo per aprire un discussione, ma deve essere solo uno spunto di riflessione in grado di superare il vecchio concetto di “Amicus meus, inimicus inimici mei” (amico mio, nemico del mio nemico), che non solo risulta poco attuale, ma è usato dai potentati, rappresentati nel Consiglio di Sicurezza, per dare ai popoli una facile e semplice lettura alla Geopolitica, spogliandola dei suoi criteri centrali come l’approvvigionamento delle risorse energetiche e l’eventuale posizione strategica di uno Stato. Al loro posto sono state messe astrazione metafisiche di ordini mondiali da difendere, motori invisibili di libertà che muovono le azioni politiche e una quantità di caratteristiche positive e negative che poi i popoli, come gli alunni in prima elementare, associano alle facce dei vari Leader.

A questo gioco di semplificazione concorre, anche chi, tenta di fare il paladino contro l’oppressione americana, schierandosi con chi di certo non è il miglior amico degli Stati Uniti, ma naturalmente li preferisce come partner di dominio rispetto all’Europa. Proprio l’Europa, di cui molti decantano la tradizione millenaria, di cui altri esaltano gli amori passati verso la patria e il socialismo, è meno alleata degli Stati Uniti che la Russia stessa. Senza tirar fuori i fasti storici, tramite i quali capiamo benissimo che la Russia nei confronti di una riscossa europea si trova in posizione di antitesi, una semplice e attenta analisi ci porta a scovare come molte situazioni che vedono l’Europa protagonista, sono minate dalle manovre congiunte russo-americane, le quali mirano a tirar per sé il miglior bottino.

Tralasciando inizialmente questo aspetto , spiegato e argomentato in un vecchio articolo (http://www.associazioneculturalezenit.org/?p=1706), dedichiamo qualche riga all’attualità e alla su citata partigianeria da bar, che cade nella più grande contraddizione: afferma di voler difendere l’Europa, ma allo stesso tempo ritiene opportuno schierarsi con chi vuole un Continente europeo debole.

Ed è così che nell’avanzata delle orde dell’ISIS in Iraq dobbiamo sciogliere diversi nodi prima di poter dare un appoggio a priori, metafisico e solo anti-qualcosa. Di nuovo si prende parte, in un batter d’occhio,  sposando un antiamericanismo e un antiimperialismo di facciata, dimenticandosi totalmente che in Iraq governano i fantocci che hanno giustiziato Saddam, fino a Domenica scorsa l’eroe della resistenza antiamericana per eccellenza. Troppo presto si invoca un asse Iraq-Iran-Siria, quando l’Iran per prima si è rivolta agli Stati Uniti ottenendo anche un cenno di intesa da Kerry. Notizia di poco conto questa? O difficile da spiegare per chi astrae qualsiasi tipo di ragionamento geostrategico, vedendo ovunque l’asse del bene contro l’asse del male? Naturalmente anche noi speriamo che le conquiste dell’ISIS verranno fermate il prima possibile, ma i ragionamenti che portano a questa conclusione, sono ancora in fase di elaborazione e non si basano su universalizzazioni aprioristiche di qualsiasi tipo.

In Europa, come in Medio-Oriente, la trasposizione decontestualizzata e al di fuori di ogni ragionamento lineare insiste nel fare della Russia e di Putin gli unici salvatori del nostro Continente.  Qui trionfa la perversione di chi purtroppo riesce soltanto a ragionare con coppie di concetti dicotomiche. L’Europa con la crisi Ucraina rischia, durante una recessione economica senza precedenti, di perdere il gas a buon mercato russo e dover rivolgersi agli Stati Uniti, che naturalmente in cambio propongono la zona di libero mercato. Dalle fauci di uno squalo all’altro, la Russia si tutela con gli accordi a Pechino e ipoteticamente rinuncia al mercato europeo di energia, gli Stati Uniti indossando la casacca del “buon samaritano” soccorrono l’Europa, richiedendo però interessi altissimi. Immaginare un blocco totale del gas russo all’Europa resta comunque uno scenario apocalittico, ma solo la minaccia di tale azione rende l’Europa ricattabile sia da una parte che dall’altra.

Il giogo a cui il Vecchio Continente piega la testa è sconfortante, schiacciato tra titani che spesso sono scambiati come veri e propri “messia”. Ma l’Europa è l’unica salvezza per noi Europei, non è la Russia con Putin, né tantomeno l’America di Obama. Non lo sono neanche gli Stati del Terzo Mondo non allineati, che a tanti piacciono. L’ancora di salvezza ce la possiamo soltanto tirare da soli, riformando dai piedi questa Europa, liberando gli Stati dalle catene della BCE e del FMI per affermare il concetto di stati sovrani in un Continente Sovrano, libero finalmente di poter rispondere ai ricatti politici, energetici ed economici.

In fondo si tratta di fare un passo Rivoluzionario e  non autolesionista, di fare un’analisi di lungo periodo e non dettata dai singoli avvenimenti, facendo a gara per chi si schiera primo.


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